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======>>>>> ---Cri$+i@n--- <<<<<======"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi"
February 08 VERGOGNA NAZIONALE
Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba Roma, 7 feb. (Apcom) - E' polemica sulla decisione della direzione del teatro Brancaccio di Roma di annullare l'evento organizzato dalla Consulta degli Studenti per ricordare i morti delle Foibe. E, da destra, già si grida a un nuovo 'caso-Sapienza'. Gli studenti annunciano che svolgeranno lo stesso l'iniziativa ma "di fronte al teatro, domani a partire dalle ore 8.30, così Veltroni, che non si è preoccupato di tutelare il diritto di parola degli studenti romani, si preoccuperà almeno di risolvere il problema di viabilità su Via Merulana". E Federico Blassevich, presidente del 'Comitato 10 febbraio esprime "forte preoccupazione per quanto accaduto in questi giorni nella Capitale. Sotto pressione di gruppi minoritari e non rappresentativi, è stato impedito alla Consulta degli studenti, istituzione ufficiale di rappresentanza degli alunni romani, di tenere al teatro Brancaccio il convegno organizzato in occasione del Giorno del Ricordo". L'indice è puntato contro la direzione del teatro romano, che secondo Blassevich si assume, con la sua decisione, "la responsabilità di negare l'utilizzo di un bene di proprietà pubblica per la celebrazione di una ricorrenza stabilita con legge dello Stato. Il comunicato diramato dal Brancaccio stupisce per la sua arroganza. Semplici funzionari e impiegati, infatti, si arrogano il diritto di vietare un convegno stabilito da un organismo democraticamente eletto con argomentazioni di merito e di parte che travalicano le loro specifiche competenze e funzioni". Ma negativamente viene giudicato anche il comportamento dell'Anpi, l'associazione nazionale partigiani, che "dopo aver apertamente premuto sul teatro Brancaccio affinché il convegno fosse impedito, ha contestualmente organizzato l'incontro 'Foibe; tra verità e menzogne'". Ancora più duri gli esponenti di An Giorgia Meloni e Federico Iadicicco, rispettivamente vicepresidente della Camera e presidente di Azione giovani. Per loro l'Italia è "tenuta in ostaggio da gruppetti di facinorosi, appartenenti alle frange estreme della sinistra, che ogni quindici giorni decidono di cosa si può e di cosa non si deve parlare". Lo stesso gruppetto che ha 'impedito' al Papa di recarsi all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza: "Quanto accaduto all'Università in occasione della visita del Santo Padre, si ripete oggi con la Consulta provinciale degli studenti di Roma". E Alessandro Cochi, consigliere di An al comune di Roma, afferma che la Giornata del ricordo è una "ricorrenza volutamente snobbata da parte delle amministrazioni di centro-sinistra. Sarebbe stato importante il 10 febbraio mettere a lutto le bandiere nelle sedi comunali per far comprendere ai giovani cosa siano state le Foibe". E, infine, interviene Riccardo Pedrizzi, responsabile della Famiglia e della Consulta etico-religiosa di An, che parla di "nuove provocazioni da sinistra" e spiega che l'annullamento della manifestazione al teatro Brancaccio di Roma e la mobilitazione dei collettivi antifascisti contro la marcia del Blocco studentesco in programma domani nella capitale dimostrano come "esista una parte dell'Italia, con la coscienza sporca, che non solo non ha voglia di ricordare ma lavora per esacerbare gli animi". Poi, accusa il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni: "Nessuna iniziativa è stata presa sulla corretta riscrittura dei libri di storia utilizzati nelle scuole italiane, che del dramma degli esuli istriani poco o nulla raccontano". CHE SCHIFO, LA CITTA' DI ROMA SI DIMOSTRA INTOLLERANTE, VELTRONI E LA SINISTRA SONO SCHIAVI E SERVI DI GENTE DI MERDA CHE PREDICA L'ANTIFASCISMO MILITANTE, AFFERMANDO CHE LA SOLA E' UNICA VERITA' E' QUELLA RACCONTATA DA LORO E' QUESTA LA DEMOCRAZIA CHE TANTO MILLANTATE?? ONORE A NOI VERGOGNA A VOI February 04 PAOLO DI NELLA - Caduto per la rivoluzioneOltre il silenzio... per non dimenticare
"Nel Ricordo non lo hanno ucciso"
Noi purtroppo non siamo ancora un'élite, perché se lo fossimo sapremmo certamente guidare il nostro popolo sulla via nuova. Per ora siamo soltanto delle persone che cercano di essere uomini, uomini e donne che vivono uno stile di vita autentico; ma per essere degli uomini nuovi non basta credere in determinati valori, è necessario viverli e temprarli nell'agire, quotidianamente: questa è in parte l'importanza di fare politica. Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo : è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e riprovando, anche col sacrificio personale, anche riuscendo a superare tanti problemi contingenti che si presentano e che spesso, anche se sembrano tanto grandi ed insormontabili, se solo li si prova a guardare con un'ottica diversa, risultano delle inezie.
Paolo Di Nella
Odio, Potere, Morte, Noi siamo qui.....AVETE PERSO January 24 Romano e le liti, dagli spinelli a BushVenti mesi di «maggioranza sexy»L’ottimismo contro tutto: «Mediazioni? Mai. I comunisti? Folklore. E Mastella sarà una sorpresa»
«Fine de’a gita». Gli ultimi ed esausti respiri del governo Prodi, con quel malinconico applausino nell’aula deserta alla lettura dell’inutile fiducia ottenuta alla Camera, fanno venire in mente al diessino Gianni Cuperlo uno striscione allo stadio di Treviso all’epilogo dell’unica avventura in A chiusa con 23 sconfitte: «Fine de’a gita». Mai si era visto, in realtà, un gruppo di «gitanti» così rissoso. Fin dall’inizio. Da quella interminabile notte in cui, stremato dalla delusione per la «vittoria mutilata», quella vittoria che i sondaggi per mesi avevano dato come larghissima ed ora si rivelava sottile come carta velina, il Professore era apparso per dire: «Le elezioni le abbiamo vinte. Di un soffio, ma vinte». Al diavolo i dubbi e le offerte berlusconiane di una grande coalizione: «Posso governare cinque anni. La legge me lo permette». E via così. Con le citazioni di Bush che perfino al momento di decidere la guerra in Iraq (pur contando su un certo consenso trasversale) aveva al Senato un solo voto in più dei democratici e quelle di Churchill e Adenauer e «tanti altri che avevano un solo voto di maggioranza». E guai a ricordare che qui da noi la situazione era diversa perché dalle altre parti non capita che una coalizione sia costretta a contare sulla salute di sette senatori a vita: «Come va, caro, quel dolorino al nervo sciatico? ». Lui tirava dritto. Facendo coraggio a se stesso per far coraggio agli altri. Certo di durare? «È una squadra, la nostra, coesa e omogenea, dureremo cinque anni». Proprio sicuro? «C’è l’impegno di tutti affinché questa coalizione vada avanti nei prossimi cinque anni. La coalizione è questa. Non cambia. Dura l’intera legislatura». E le risse interne? «Ogni motore va collaudato, vi assicuro che fra poco si sentirà armonia, come a sentire una Ducati o una Ferrari. Una Feraaaaari! ». E l’incapacità di decidere? «I ministri non possono esprimere opinioni, debbono esternare le decisioni, le conseguenze e le implementazioni ». E il rischio quotidiano di una caduta? Al che, lui allargava le mani come un Cristo Pantocratore per abbracciare nella benedizione tutti gli elettori delle circoscrizioni estere: «Abbiamo avuto l’incarico di governare dagli elettori di cinque continenti. Quindi governeremo». Il giorno dopo la vittoria uscì di casa a Bologna, per la sgroppatina quotidiana sotto i portici con una tuta azzurra attillatissima con scritto «Italia» sulla schiena e sprizzava il buonumore di chi era convinto che l’impresa più difficile, vincere le elezioni, fosse stata compiuta: il resto, bene o male, sarebbe stato meno complicato. Del resto, aveva già spiegato a Giampaolo Pansa come vedeva il futuro: «A me non piace mediare. Voglio governare. Ogni volta che si riunirà il Consiglio dei ministri, non si discuterà, ma si deciderà». Sì, ciao. Una tensione dopo l’altra. Tutti i giorni. Sulla scelta di confermare la decisione berlusconiana di concedere agli americani l’aeroporto «Dal Molin», con Massimo D’Alema che diceva che «una retromarcia sarebbe stata letta come un atto ostile» e Manuela Palermi, capogruppo dei comunisti italiani in Senato, che tuonava: «Il governo deve dire no». Sulle impronte digitali, che Luciano Violante invocava contro i clandestini che si cancellano i polpastrelli e Paolo Cento avversava perché «invece di fare leggi per acchiappare i potenti che evadono e che delinquono ce la prendiamo con qualche povero diavolo di immigrato ». Sulla droga, col ministro Livia Turco da una parte e la mamma Turco Livia dall’altra: «Il più stupefatto, quando ho aumentato la dose minima consentita per uso personale, è stato mio figlio. Mi ha detto: "Mamma, non ti capisco". Gli ho detto: "Adesso ti spiego: come madre, se provi a farti uno spinello ti riempio di botte". Poi c’è la mia posizione come ministro. Gli ho domandato: "Secondo te è giusto che un tuo compagno di scuola al quale i genitori non hanno fatto una capa tanta come tuo padre e io l’abbiamo fatta a te, e che magari pensa che fumare uno spinello non sia pericoloso, corra il rischio di venire arrestato?». Una via crucis. Nella prima stazione si contempla... Nella seconda... Per venti mesi, in mezzo ai flutti, agli scossoni, agli uragani, alle grandinate, Prodi non ha perso occasione per sottolineare d’esser il perno di tutto. Ironico: «Berlusconi dice che domani cadiamo? Lo dice tutti i giorni...». Tranquillo: «Sono sereeeeno. Fermo e sereeeeno». Sicuro: «Il nostro è un governo seeerio e coeso, coeso e seeerio!». Le bufere sui costi della politica? «Mo quello è un tema che ho inventato io! Entro giugno vareremo un disegno di legge!». Perplessità sull’obesità di un esecutivo di 102 persone? «Abbiamo dovuto cedere qualcosa... Ma nei punti chiave ho deciso io: Amato agli interni, Padoa Schioppa all' economia, D’Alema agli esteri... Squadra buonissima!». E Mastella alla Giustizia? Rispondeva ficcandoti il dito indice nelle costole per rafforzare il concetto: «Io dico che Mastell a s a r à una s o r p r e s a . Una sor-pre-sa!». «Ma c’è o ci fa?», si chiedevano i corrispondenti esteri che non capivano fino a che punto questo suo marmoreo ottimismo fosse un modo per caricare gli amici e irridere agli avversari o se ci credesse davvero. Il massimo lo diede quando l’inviato del tedesco Die Zeit gli chiese: «La nostra signora Merkel fa già fatica a guidare una coalizione di due soli partner. Ci spieghi come farà a tenerne insieme nove ». E lui: «All’interno dei vostri due partiti di coalizione esistono quaranta diverse correnti, non solo nove! I tedeschi, mi perdoni la franchezza, hanno impiegato molto più tempo a stringere il patto di coalizione rispetto a noi. Ci hanno messo due mesi! In un mese io ho fatto eleggere i presidenti delle due Camere, un presidente della Repubblica, formato il governo e superato il voto di fiducia. Siamo italiani, ma mi sembra che da voi il tutto proceda con molta più fatica. Noi abbiamo solo più folklore, Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani...».
Mai una concessione a chi gli ricordava come il suo governo fosse
sempre sull’orlo della crisi. Anzi, un giorno con Gianni Riotta si
permise una battuta che gli sarebbe stata rinfacciata: «Ci sono stati
quattro casi di coscienza sull’Afghanistan, è vero. Ma siamo ancora
qui, mi pare. Avessimo vinto le elezioni con più agio sarebbe stato più
facile ma così è più thrilling, c’è più avventura. Vuole la verità? È
più sexy!». Dieci anni fa, nel 1998, andò uguale: sorrise dell’ipotesi
di andarsene fin quasi all’ultimo. Sempre ottimista a costo d’apparire
giulivo: «Non è ancora l’epoca delle vacche grasse ma la stiamo
preparando!», «Abbiamo l’attivo primario più alto del mondo!», «Ho il
fiato corto? Durerò vent’anni! », «Problemi? Sono come quel personaggio
del Carosello, "Ercolinosempreinpiedi". Solo che lui dondolava e io
no». Anche ieri sera, mentre dai banchi del governo si avviava verso
l’uscita, assicurava agli amici che lui non dondolava: «Andiamo fino in
fondo». Anche molti dei suoi però, ieri sera, hanno spento la luce
sospirando sullo slogan ulivista della campagna vincente di due anni fa
e un millennio fa: «Domani è un altro giorno». Gian Antonio Stella November 28 Univeristy PartyJuly 13 Scontri a Roma SCONTRI EX SCUOLA: SERRA, C'E' UN CLIMA CHE MI PREOCCUPA (ANSA) - ROMA, 12 LUG - "C'é un clima che mi preoccupa, non da stanotte, ma da qualche tempo perché queste rappresaglie, queste aggressioni possono scaturire anche in qualcosa di più grave del ferimento". E' quanto ha detto il prefetto di Roma Achille Serra in merito ai fatti avvenuti questa notte nella zona di Casalbertone, al termine del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuto questo pomeriggio a palazzo Valentini. "In tal senso ho parlato con il questore, il comandante dei carabinieri, il comandante della guardia di finanza e con il comandante della polizia municipale perché ci sia - ha sottolineato Serra - una particolarissima attenzione". Il prefetto di Roma ha quindi fatto la ricostruzione degli episodi della notte scorsa, così come gli è stato "riferito dalle forze dell'ordine". "Sono arrivati dei ragazzi di estrema destra - ha detto il prefetto -, e sono venuti ad un alterco con un extracomunitario. Sono usciti poi da una vicina scuola occupata un cinquantina di giovani di estrema sinistra che sono venuti a collidere con quelli di estrema destra che erano di meno ed non erano lì, credo, non per aggredire. Lo si evince dal fatto che sono andati via ed hanno lasciato la macchina piena di manifesti da attaccare: forse erano andati per affiggere i manifesti". Achille Serra ha quindi continuato dicendo che dopo ciò, "da cinquanta i ragazzi di estrema sinistra sono diventati un centinaio. Da questi un gruppo si è sganciato ed è andato alla sede del circolo futurista, ha divelto un paletto, sono entrati e hanno messo a soqquadro tutto". Il prefetto ha poi ricordato che 4 persone sono state fermate a bordo di un furgone con all'interno spranghe di ferro e "sono state denunciate a piede libero". Infine, il prefetto Serra, ha spiegato di aver letto che Rifondazione Comunista chiede un incontro con lui: "il prefetto é sempre disponibile ad ascoltare e a prendere spunto. Ho sollecitato le forze dell'ordine - ha concluso Serra - per un'attività di intelligence e di prevenzione sul territorio". (ANSA). (18:47) February 16 Assurda assemblea con ex Brigatisti alla SapienzaAssurda commemorazione della cacciata di Lama alla Sapienza
Domani all'assemblea-ricordo anche ex Brigatisti
È prevista per domani presso l'Università la Sapienza l'assemblea in ricordo della cacciata di Lama dall'Ateneo, avvenuta 30 anni fa, al quale prenderanno parte tra gli altri Scalzone , ex leader di potere operaio, Pifano, ex leader dell'Autonomia Romana e alcune frange estreme della sinistra romana. "Ci chiediamo come il Rettore e il Preside di Lettere possano dare l'autorizzazione a svolgere dentro l'università un'iniziativa del genere, che vede la partecipazione dei rappresentanti dei no global e dei centri sociali, che in passato si sono resi protagonisti di aggressioni e violenze all'interno del nostro Ateneo" dichiara Cristian Alicata dirigente provinciale di Azione Universitaria. "Ci preoccupa il fatto che estremisti, vecchi e nuovi, vengano a proferire in università in un periodo dove la commistione tra studenti e brigatisti sta tornando in auge" conclude Alicata. "Rimaniamo perplessi dall'esaltazione che si vuole dare ad un periodo storico tra i più brutti della nostra storia, che ha portato allo scontro tra giovani universitari di idee differenti, gettando l'Italia in un periodo di terrore" dichiara Matteo Petrella dirigente nazionale del movimento universitario vicino ad Alleanza Nazionale "soprattutto dopo i recenti fatti legati alle nuove br ci sembra pericoloso cavalcare l'onda del malcontento per riaprire pagine della storia ormai fortunatamente chiuse" conclude Petrella. February 13 Italia vs CroaziaL'Europa ponga il vento all'ingresso della Croazia se non riconosce eccidio delle foibe Chiediamo all`Europa di porre un veto sull`ingresso della Croazia nell`Ue, almeno fino a quando non riconoscerà le responsabilità sull`eccidio del confine orientale e sulle foibe e fin quando non verrà riaperta la discussione sulla restituzione dei beni confiscati agli esuli italiani. Le parole pronunciate da Mesic risuonano come un atto di accusa gratuito per l`Italia e per la sua storia. Ciò che più di ogni altra cosa lascia allibiti è la sfrontatezza mostrata dalla Croazia che oggi propone una commissione storica congiunta, per non compromettere i rapporti con l`Unione europea. A cosa possa servire resta ancora un mistero: riunire un gruppo di esperti avrebbe senso se l`accettazione di una verità storica fosse il suo presupposto.
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